Palazzo Ducale
La costruzione del palazzo degli Abati - chiamato Ducale solo dal 1339, quando divenne sede del primo doge, Simon Boccanegra - fu avviata nel 1291 per volere dei Capitani del popolo Oberto Spinola e Corrado Doria; nel nuovo edificio venne inglobato anche l'attiguo palazzo con torre di Alberto Fieschi, acquistato dalla Repubblica nel 1294. Nel corso del XIV e XV secolo il palazzo fu progressivamente ampliato, finché nel 1591 venne affidato all'architetto camerale Andrea Ceresola, detto il Vannone, l'incarico di ricostruirlo: a lui si deve il grandioso atrio coperto, fiancheggiato da due cortili porticati, e l'ampio scalone diviso in due rampe contrapposte, che collega l'atrio con le logge del piano nobile. La rampa di destra introduce negli ambienti di rappresentanza, con le Sale del Maggiore e Minor Consiglio, gli Appartamenti del Doge e la Cappella dogale. Nel 1777 un grave incendio distrusse la parte centrale dell'edificio; la ricostruzione fu affidata al ticinese Simone Cantoni, che progettò il monumentale prospetto neoclassico su piazza Matteotti, realizzando anche la decorazione interna degli ambienti di rappresentanza. Gli affreschi furono affidati a Carlo Giuseppe Ratti, che riprodusse quelli di Francesco Solimena distrutti nell'incendio. Acquistato nel 1933 dal Comune, fu utilizzato come tribunale fino agli anni '70; dopo un restauro durato oltre dieci anni, palazzo Ducale è oggi sede di importanti mostre d'arte e manifestazioni culturali. Alla sua riapertura (14 maggio 1992) ha rappresentato - con i 38 mila mq di superficie e i 300 mila mc di volume - il più esteso intervento di restauro realizzato in Europa. Il progetto di Giovanni Spalla ha portato al recupero dell'architettura tardo cinquecentesca del Vannone, senza tuttavia distruggere le testimonianze della vita del palazzo attraverso i secoli.
Palazzo Bianco
L'edificio primitivo, costruito per Luca Grimaldi nel 1530-40 (e dunque preesistente alla nascita di Strada Nuova), sorgeva in una zona ancora suburbana e aveva semplice forma cubica, con due logge angolari e un portale classicheggiante lungo salita San Francesco. Dopo il 1658 il palazzo passò alla famiglia De Franchi e nel 1711 ai Brignole Sale, che lo affittarono, successivamente, a varie famiglie (i Cambiaso, i Donghi, i Peirano). Nel 1714 Maria Durazzo Brignole Sale lo fece completamente trasformare dall'architetto Giacomo Viano, il quale lo ampliò verso sud, dotandolo di un ingresso su Strada Nuova; da quel momento venne denominato "Bianco", sia per distinguerlo dal prospicente palazzo Rosso - anch'esso di proprietà dei Brignole Sale - sia per il colore chiaro dei suoi intonaci esterni. La facciata, divisa su due piani, è di stampo classicista. La prima fascia, delimitata da una cornice marcapiano, presenta un andamento asimmetrico, dovuto alla sopraelevazione del pian terreno rispetto al portone; quella superiore, ornata da timpani di gusto settecentesco, risulta di maggior omogeneità. L'atrio fu praticamente "copiato" da quello del vicino palazzo Doria Tursi (a cui lo collega una galleria vetrata, risalente alle Celebrazioni Colombiane del 1892); lo scalone - più sobrio, ma ugualmente elegante - conduce a un porticato coronato da logge. Nel corso del Settecento il palazzo venne affittato a vari collezionisti, che vi concentrarono notevoli raccolte d'arte; divenuto oramai sede di un'illustre quadreria, fu donato nel 1884 al Comune di Genova da Maria Brignole Sale De Ferrari, duchessa di Galliera, a patto che lo destinasse a pubblica galleria. Semidistrutto dai bombardamenti del 1942, fu ricostruito fedelmente e restituito alla città nel 1950. Oggi Palazzo Bianco è sede dell'omonima Galleria inserita nei circuiti del Musei di Genova ed ospita importanti mostre d'arte.
Palazzo Reale
Il Palazzo Reale di Genova è una grande dimora patrizia edificata, accresciuta nel tempo e decorata con splendore, oltre che dai Savoia, da due grandi dinastie genovesi: i Balbi e i Durazzo. E' forse il più vasto complesso architettonico sei-settecentesco a Genova che abbia conservato intatti i suoi interni di rappresentanza, completi sia delle decorazioni fisse (affreschi e stucchi), sia di quelle mobili (quadri, sculture, arredi e supplementi). Stanze e corridoi sono decorati in stile barocco e rococò da insigni artisti. Nelle sale si trovano esposte più di un centinaio di opere dei più grandi artisti genovesi del '600 oltre a pregevoli opere dei Bassano, Tintoretto, Luca Giordano, Anton Van Dyck, Ferdinand Voet e Guercino.
Palazzo Spinola
Nel cuore della Genova medievale, ci si imbatte nell'imponente e nobile palazzo Spinola. L'edificio fu fatto costruire nel 1593 da Francesco Grimaldi, e poi passò, sempre per via ereditaria, alla famiglia dei Pallavicini, poi a quella dei Doria, dei Fieschi infine degli Spinola, che lo abitarono fino a circa 40 anni fa. Nel 1958 infatti, i marchesi Paolo e Franco Spinola, decisero di donare allo Stato Italiano l'intero palazzo, con la clausola inderogabile che ne fosse mantenuto l'aspetto di dimora. Oggi infatti i primi due piani di Palazzo Spinola sono stati conservati così come apparivano agli occhi degli ospiti dell'epoca, mentre i piani superiori, distrutti dai bombardamenti della guerra, sono stati ricostruiti secondo criteri di allestimento museale del tutto moderni. Oggi si entra dalla piazza Pellicceria Superiore, attraverso un importante portale di marmo, ma una volta l'ingresso principale era posizionato sulla piazza Inferiore, attraverso cui si accedeva all'atrio e al cortile interno. Tale e tanta era la bellezza architettonica dell'edificio, che il celebre artista Rubens, durante il suo soggiorno in Italia, aveva dedicato un consistente spazio a rilievi presi da Palazzo Spinola nel suo volume "I palazzi di Genova", edito poi ad Anversa nel 1622. Palazzo Spinola ospita inoltre la Galleria Nazionale omonima, sede occasionale di mostre d'arte.
Palazzo San Giorgio
Il Palazzo delle Compere di S. Giorgio, tra i portici dell'odierna via Sottoripa e Piazza Banchi diventò il fulcro dell'attività marittima e commerciale della città. L'edificio originario venne realizzato nel 1260, dal costruttore/monaco cistercense Frate Oliverio, dell'abbazia di S. Andrea di Sestri, per ordine del Capitano del Popolo Simone Boccanegra. Per la prima volta la città si dotava di una sede politica separata da quella civile e da quella religiosa. Il palazzo rimase sede del Comune sino a quando Simone Boccanegra venne deposto e mandato in esilio. Nel 1451 il palazzo divenne sede del Banco di S. Giorgio, all'epoca considerata una delle banche più efficenti ed organizzate d'Europa. Nel 1570 con l'aggiunta di un corpo sul lato orientale venne ampliato verso mare. Nelle nuove sale furono collocate le statue dei protettori delle Compere di S. Giorgio. Le facciate principale e laterali del nuovo corpo furono affrescate tra il 1606 e il 1608 da Andrea Semino e Lazzaro Tavarone. Nel 1912 le facciate furono ridipinte da Ludovico Pogliaghi, i cui disegni servirono poi da modello per i lavori di ricostruzione pittorica dei prospetti eseguiti nel 1989 dalla Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici della Liguria. L'edificio, che all'inizio del XIX secolo, col termine dell'attività del Banco di S. Giorgio, rischiò di essere demolito, fu restaurato nel 1899 dall'architetto di origine portoghese Alfredo D'Andrade che vi intervenne con l'intento di ripristinare l'intero nucleo medievale. D'Andrade riaprì la loggia sul versante di piazza Banchi, con il vestibolo e la sala da lui chiamata del Capitano del Popolo e La Manica Lunga e sistemò un nuovo portale sul lato a mare. Dal 1904 il palazzo è proprietà del Consorzio Autonomo del Porto di Genova, oggi Autorità Portuale.
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